Sciamanesimo

Si può essere sciamani e vivere fra gli agi e le incongruenze di una città attuale?

Essere imbevuti di emissioni elettromagnetiche indiscriminate e intanto entrare in contatto con mondi sottili che di vibrazioni sono intessuti?

Come conciliare gli eccessi che la civiltà ci dona, inondandocene senza limite né controllo, con la semplicità che descrive gli antichi guaritori spirituali?

Non ho una risposta certa, ho la mia risposta, che è: Ti amo, amo la vita che è in te e le rendo onore.

Non ho un modo più potente per dir cosa provo davanti a ogni creatura del mondo, e questo è il cavallo saggio e indomito che mi trasporta sicura nei viaggi di confine dello spirito. Un amore per la Vita  in ogni sua manifestazione, così costantemente grato e meravigliato, da amplificare volontà ed intenzione rendendoli strumenti affilatissimi ed precisi.

Voglio raccontare un'alchimia di oggi.

Stamattina ero satura di inefficace disperazione. Mi sono dedicata alle solite cose da fare, ho messo della bella musica e ho iniziato a ballare lavando il pavimento, e pesto i piedi sulla Terra e urlo che sono viva.

I demoni hanno l'eternità a disposizione per tormentarmi e vincono sulla mia vita mortale, ma io posso pestare i piedi e LORO NO.

Mi chiedono cos'è lo sciamanesimo, la risposta è qua: affermare l'incarnazione, non solo umana ma di ogni essere, in faccia agli spiriti, insistendo finché non sono costretti a piegarsi ad affermarla anch’essi, pur se soltanto per un instabile, umano ADESSO.

In quell'attimo l’Uomo è infinitamente superiore nella sua fragilità fatta di deperibile materia, che impara a costo di morire di continuo, e gli spiriti DEVONO obbedirgli loro malgrado.

 

Così va l'energia, come un fiume scorre da monte a valle, così fluisce fra le manifestazioni di Potere. Questa mattina, sostenuta dall’alito eterno e fugace dell’amore per la musica e la danza, l'ho sentita e cavalcata e le creste dei demoni hanno tremato. 

 

Non sopportano la forza umana, eppure continuano a spremerla fuori, appagati se ci raggrinziamo nel dolore, ma furiosamente ammirati se gliela mostriamo. Ho quasi l'impressione che sia una goccia d'acqua per il loro mare infuocato, non so quanta ne occorra per modificarlo, a volte può renderlo più bruciante, ma l'eternità è lunga, e chissà se in qualche universo non potrà filar tutto liscio fra noi e loro.

Mi affido all’angelo Camael, il Veleno di Dio, che ha una faccia da angelo e una da demone: l'effigie del dolore che si trasforma.

 

 

 

 

 

 

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