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Specchi e Tarocchi

La mia strada si snoda alla ricerca dello specchio giusto. Già quando facevo la biologa notavo strane somiglianze fra il mondo microscopico e il mondo palesato ai sensi: tessuti organici simili ad arazzi arabi, epiteli che potevano sembrare stoffe di Missoni, organuli subcellulari  come sistemi solari, organizzazioni subatomiche come pianeti orbitanti e strisce galattiche. Allora non sapevo che come in alto così in basso, semplicemente lo vedevo e ne provavo innamorato stupore. Poi la via degli studi ufficiali non mi ha più riempito la vita, quel che mi era così piaciuto sapere diventava un puro esercizio teorico davanti all’immutabilità della sofferenza con cui mi scontravo, in ospedale prima e in laboratorio poi. Non mi appagava sapere sezionare all’infinito una funzione della vita, senza mutare l’enormità del dolore che la più piccola disfunzione di un enzima può causare.

Piano piano ho iniziato a interessarmi a tecniche analogiche anziché analitiche, fra esse rientra quella che è diventata la mia via preferenziale, la riflessologia plantare.

Vorrei portare l’attenzione sulla parola riflettere: mi fletto verso qualcosa e qualcosa di conseguenza si flette verso di me. Ogni volta che accetto di flettermi, rinunciando all’ orgoglio dell’autodeterminazione assoluta, l’oggetto verso cui mi protendo risponde inchinandosi nella mia direzione. Ovvero mi si avvicina, ovvero venendomi incontro mi mostra qualcosa, se voglio vedere. Si sottolinea la discrezionalità e la decisionalità in questa parola: se io avvicino l’intenzione a un oggetto, ne ottengo riposta speculare. Il verbo speculare, come riflettere, ha anche frammisto e indistinguibile il significato di pensare: la riflessione genera riflessioni.

Nel mio lavoro quotidiano ne ho continua verifica, quando per arrivare a un sintomo tocco un riflesso, che corrisponde a un organo, che è in correlazione con un altro, che deriva da un altro, che infine porge il sintomo stesso. Nella riflessologia si usa il gioco di specchi simile al biliardo, per arrivare al centro di un disturbo che, se mirato direttamente come un bersaglio, ci sfuggirebbe o genererebbe un rimbalzo pari al lancio con cui credevamo di cancellarlo. Quante volte osserviamo questo meccanismo nei risultati della medicina occidentale?

Servendosi dei riflessi, si può mettere in buca un disagio sapendo come servirsi di sponde indirette che si specchiano una nell’ altra. Questo discorso per spiegare il mio amore per i Tarocchi, amore dell’età matura e come tale un amore dove gli slanci appassionati e poco durevoli sono sostituiti da solida comprensione e continuo apprezzamento. La via dei Tarocchi a cui Simonetta Secchi mi ha introdotto, e dove ho visto dispiegarsi il suo talento naturale coltivato in anni di studi ed esperienze, si è affiancata al mio percorso di guarigione personale e sta divenendo un supporto alla comprensione dei meccanismi vitali. Il suo invito a partecipare alla stesura dei libri dove descriviamo il senso di questo cammino mi ha coinvolto sempre di più, fino a fare del Mandala Tarologico® da lei ideato uno strumento di autorivelazione di cui anche il mio percorso di terapeuta si avvale con soddisfazione.

Nei Tarocchi si rendono manifeste due leggi fondamentali che governano la nostra esistenza: quella della sincronicità e quella dello specchio.

Riguardo alla prima, vorrei farla uscire dell’isola incantata della psicologia junghiana per renderla una componente fattiva, pulsante del nostro quotidiano. E per farvela percepire, assaporare e gustare la descrivo visualmente, che è il canale più vicino alle percezioni della parte destra del cervello (le icone: una immagine-mille informazioni). Immaginiamo un evento come un punto nello spazio, che accadendo imita il centro di una sfera, ovvero si espande in infinite direzioni. Potrei scrivere pagine per descrivere qualche centinaio delle infinite direzioni che un evento origina durante l’espansione del suo accadere. Intanto, contemporaneamente, lo spazio accoglie nella vastità del suo vuoto apparente (la materia oscura), infiniti altri eventi, di dimensioni infinitamente variabili, e se li immagino ciascuno come il fulcro di una di queste sfere di accadimenti, descrivo un firmamento in cui nello stesso istante scoppiano milioni di fuochi artificiali, le cui luci, traiettorie e raggi d’azione si sovrappongono e si intersecano.

Posso onestamente pensare che siano disgiunti? Non lo sono, ed è vero dunque che il battito di ali di una farfalla può echeggiare il formarsi di una stella, attraverso una catena di eventi che esplodono insieme.

In fondo ho descritto il dispiegarsi del momento presente. Dunque ha senso, è utile nella vita adesso, che io ascolti una campana e la colleghi a ciò che sto dicendo, che io guardi il cielo o l’immagine di un Arcano e vi trovi la sincronicità di chi sono io ora.

La seconda legge è quella dello specchio, e vado continuamente applicandola e scoprendola nel mio lavoro di riflessologa: ogni aspetto della nostra vita interna (organi)/interiore (psiche) si specchia in qualcosa fuori di noi, così come ogni nostra parte si specchia in zone periferiche del nostro corpo. Il principio dello specchio è utilissimo da applicare per decodificare cose che ci succedono e stentiamo a comprendere di noi. I migliori specchi sono i più vicini e i meno elaborati, i nostri bambini, i familiari, gli amici, il luogo di lavoro. Osservarsi da soli non è facile: richiede cruda onestà, togliere i preconcetti  e le illusioni, variare la prospettiva. Lo specchio offerto da ciò che ci circonda è un grande dono da non sprecare: il comportamento fastidioso di qualcuno può illuminare di comprensione qualcosa di me che non capisco.

Seguendo Simonetta nella sua annosa esplorazione del mondo dei Tarocchi, ho potuto riconoscerne la profonda valenza di specchi del nostro vissuto, del nostro stato e livello attuale, dei nostri mondi nascosti. La mia passione mi spinge a concludere con alcune righe che ho scritto tempo fa sul valore dello specchio per farci comprendere chi siamo davvero:

 

La farfalla figlia della notte non sapeva chi era.

Conosceva solo il velluto della terra sulla pancia di un bruco

e il sapore verde di un lento masticare.

Svegliandosi dal sogno ebbe paura,

le sue ali umide tremarono

come le corolle all’ alba vibrano di rugiada.

Allora poté specchiarsi nel vasto mondo.

E volò.

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