Percorsi di guarigione

Hos successus alit: possunt, quia posse videntur

(Eneide, Libro 5, vv. 139-285)

Li anima il successo : possono perchè credono di potere.

 

Questo percorso dovrebbe chiamarsi Semplicità, visto che esistere è semplice anche se basato su una enorme complessità. La complessità non ci compete, compete a Dio cioè all’espandersi dell’onda di Vita che attraversa l’universo, a noi può essere gradito e utile addentrarci in essa per avere una prospettiva sempre più ampia della vastità a cui apparteniamo, ma agire per vie complesse ci spinge in vicoli ciechi, raffinati e precisi ma ciechi.

La complessità, come la trama di un tessuto assai elaborato, intesse infiniti fili per originare il disegno di cui siamo parte. Se riusciamo ad appartenere a questo disegno percependone in modo microscopico e individuale la perfezione, accediamo automaticamente alla perfezione della trama.

La scienza ci insegna cose che religioni e filosofie antichissime hanno detto con altre parole. Un esempio tratto dai ricordi del catechismo e assolutamente incompreso allora. Gesù viene avvicinato da alcuni con lo scopo di coglierlo in fallo. Portano una cosiddetta peccatrice: la condannerà? Si arrogherà questo diritto? E se non la condanna è dunque connivente al peccato? Gesù appare distaccato, non risponde e traccia segni col dito nella polvere del terreno. Nel gruppo si chiedono cosa scriva: forse sono i peccati della donna, o sono frasi delle sacre scritture per rispondere al quesito, o la formula per assolverla, o? si avvicinano e vedono che sono solo disegni sulla polvere, è forse disinteresse? Gesù alza gli occhi e le chiede: Sei pentita? Lei risponde di sì e lui le dice sei libera, senza dare una vera risposta alla domanda trappola.

Cosa ci insegna? È una descrizione della guarigione quantistica, che avviene in un istante. Ci chiede (ci chiediamo): ti dispiace di aver calpestato la tua vita nei modi in cui l’hai fatto? Se la risposta è , la guarigione è avvenuta, non c’è nulla da spiegare, ammettere, promettere. Lo hanno chiamato Vangelo, cioè Buone notizie, ora lo chiamiamo fisica quantistica. È la stessa cosa detta con parole adatte al tempo in cui si vive.

Partiamo da alcune considerazioni:

-        ogni oggetto fuori di me mi viene descritto dal mio filtro percettivo, dunque non lo posso davvero conoscere

-        come nell’evoluzione ci si è spostati da ammassi di cellule tutte uguali a esseri differenziati, così come umanità ci spostiamo verso la individualizzazione, una forma di complessità che rende possibile comprensioni sempre più precise raffinando i cinque sensi ed escludendone altri legati a percezioni di gruppo (le spugne come organismi, gli stormi di uccelli o di pesci); la crescita dell’umanità assomiglia a quella del singolo, dove il neonato si percepisce fuso con la madre e impiega tempo a sentirsi individuo separato, cambiando le sensazioni di pelle occhi muscoli ecc, fino a percepirsi “diviso” dal mondo. Tale processo ha il fine dell’apprendimento ed è un movimento di espansione proprio come l’universo si sta ancora espandendo.

È simile al respiro, in cui vi sono fasi opposte appartenenti ad un unico movimento.

Lo schema di Maya è l’illusione di separazione: noi siamo uno con gli altri esseri, tutti, col mondo, col cosmo e tutto ciò che facciamo a noi lo facciamo al tutto, e viceversa, proprio come un corpo è lo stesso mentre inspira o mentre espira. Questo è il presupposto della guarigione.

Dunque per guarirci bisogna riconoscere di essere totalmente potenti su noi stessi - totalmente impotenti su ciò che ci circonda (poiché non sappiamo cos’ è) - ma, in quanto fili del tessuto dell’esistenza, totalmente capaci di influenzarlo attraverso l’azione su di noi.

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