Espansioni

Per chi ha ancora senso ripetersi “Specchio, specchio delle mie brame….”? È ovvio: per tutti noi.

E non per incrementare il narcisismo dilagante, ma per riappropriarci della potenza della funzione specchio che il mondo gratuitamente offre a ciascuno. Come vecchia riflessologa, che da decenni fruga nei piedi altrui per fugarne i malesseri, ne sono testimone convinta: ogni aspetto della vita interna (organi ed apparati) /interiore (psiche e anima) si specchia in qualcosa al di fuori, dunque cogliere immagini e sfaccettature riportandole a noi può davvero soddisfare la nostra legittima brama di ben-essere.

L’effetto specchio si sposa col principio della sincronicità, che deve uscire dall’isola della psicologia junghiana per divenire una componente fattiva del nostro quotidiano. La persona o l’evento col quale mi metto in relazione è l’altro capo del filo con cui sto tessendo la mia vita: se la trama si complica diventandomi incomprensibile, è osservando cosa si muove con me che posso ritrovarne il senso.

In questa ottica ho scelto di affiancare il lavoro fisico delle pressioni plantari con il percorso di decodifica proposto dai tarocchi. Si sa che tutte le strade portano a Roma, dunque possiamo riavvicinarci al nostro nucleo sano sia stimolando i riflessi degli organi sofferenti, sia cercando la chiave del riequilibrio specchiandoci in una icona, a noi sincrona nel momento in cui la convochiamo al nostro cospetto. Ci tufferemo così in un grande fiume che scorre nell’animo umano, quello che passa dalla comprensione degli aspetti archetipici fino all’immedesimarsi, lasciarli vivere e fluire dentro di sé.

Il primo fondamentale atto da compiere è il passaggio dalla percezione simbolica a quella archetipica, ovvero dalla cartomanzia alla tarologia, accettando come il Tarocco offra una visione olistica dell’uomo attraverso il modello olografico presente in ciascun Arcano. La bellezza di questo strumento risiede anche nella precipua capacità di adattarsi al livello di consapevolezza del ricercatore, stimolandone l’evoluzione.

 

Il Bagatto, numero I, chiede: vuoi continuare a giocare chiedendo risposte, o preferisci stimolare domande?

Con la Papessa, II, la scelta è fatta: figli privi di autonomia di una madre simbiotica o adepti al cospetto della Grande Sacerdotessa, intraprendiamo il viaggio iniziatico che su tre livelli (tre linee da sette Arcani ciascuna) conduce alla piena manifestazione del Sé.

Superando l’immagine di noi costruita dalle figure autorevoli che ci hanno accompagnato per i primi ventun’ anni di vita, concludiamo un ciclo capace di farci scoprire chi siamo, al di là del ruolo sociale scelto.

Finchè nulla ha più confini: microcosmo e macrocosmo divengono manifestazioni di un’unica sostanza che fluisce ininterrotta da un punto all’altro, un punto consapevole nel Cosmo chiamato Il Matto, il senza numero che esiste dietro ed oltre la serie. Come non vederne l’analogia con l’Anima, unica ed eterna anche mentre si frammenta in mille incarnazioni?